Alcune considerazioni sul mio lavoro...

VIGNETTA 3 TAVOLA 5


Sto realizzando il mio fumetto da ormai 4 mesi, avevo già dei progetti in mano sia realizzati che futuri ma sentivo la venale necessità di liberare il mio gusto personale, fare quel passo in avanti, che mi permettesse di sfruttare al meglio quel che ho imparato in questi anni di scuole d'arte osando allo stesso tempo le mie doti più autoriali in un progetto che potesse avere molteplici gradi di lettura.
Mi ritrovo ora all'inizio di maggio con una ventina di pagine di storyboard leggibili, 8 9 tavole definitive colorate tutte ad acquerello, 4 vignette da rifare, e liberatomi completamente del fardello del pc, per la realizzazione delle tavole, sia per la colorazione che per l'inchiostrazione, sono riuscito a raggiungere la forma artistica a me più congeniale, se non fosse per l'impaginazione, ed il lettering potrei fare a meno del pc.
Trovo tutt'ora l'uso del pc per i "clean-up" e per l'aggiunta dei testi fondamentale, come lo trovo fondamentale per questioni organizzative, legate all'ordine, alla sostituzione di vignette (anche se amo incollarle sopra e possedere "l'originale" l'uso di un  programma di foto ritocco si fa insostituibile per avere un bianco di stampa che si possa definire tale.
Anche la realizzazione del fascicolo di presentazione, cioè tutto quel che concerne la parte strettamente "Grafica" e di presentazione rimane comunque legata alla multimedialità, ma con questo lavoro ho riportato nel campo di gioco "artistico" tutto quello che pretende di essere arte e non mero lavoro d'operaio, infatti se non fosse per un immagine in pittura digitale che sto realizzando, principalmente per me, dove è possibile vedere tutti e cinque i personaggi principali uno accanto all'altro, le loro differenze fisiche e il rapporto di proporzioni, non ci sarebbe immagine alcuna di questo lavoro disegnata realizzata o colorata attraverso l'uso del computer, allo stesso tempo, nessuno dei disegni è realizzato con un metodo di inchiostrazione, tradizionale o definibile commerciale, ho preferito un approccio a me più naturale quello del disegno dal vero, dei corpi grotteschi, dove anatomie e prospettive vengono a lungo osservate ma riprodotte con il coraggio di osare e ridefinire quel che l' immagine deve trasmettere.
Non voglio che il disegno sia la mera rappresentazione di un azione o un inquadratura ma sia parte leggibile del racconto, lasciando a lui la descrizione, dell'atmosfera, degli sguardi della luce che pervade l'ambiente.
PS Per quanto riguarda la pittura digitale il risultato è sicuramente ottimo, ma è una tecnica adatta all'illustrazione e non al fumetto, dato che i tempi di realizzazione, con il livello di dettaglio al quale sono abituato, non possono nemmeno essere presi in considerazione per la realizzazione delle tavole definitive, che invece realizzo in tecnica mista anche se per lo più mi attengo a 2 strumenti principali strumenti principali la penna a sfera e i pennelli con i colori ad acquerello.

 _tommy



Una delle poche volte in cui ho avuto l'occasione di mostrare dei miei lavori a Gipi, per l'esattezza la prima volta che vide, ne sfogliò molti, due interi book uno di disegni dal vero e schizzi personali un altro di esercizi e se ne usci con un consiglio, facendomi notare quel che già io notavo, gli schizzi erano sempre molto più belli/freschi dei progetti definitivi. Perché perdevano personalità? Un pochino era la mancanza di coraggio di osare, un po' la mancanza di ricerca pittorica ma il consiglio rimaneva sempre valido e lo è rimasto fino ad ora "non avrei dovuto avere approcci differenti per un lavoro definitivo rispetto uno schizzo dal vero"  dato che i miei schizzi mostravano molto più estro e freschezza del lavoro finito, ci ho messo tempo, ho dovuto capire molte cose di me, trovare gli strumenti giusti e il giusto modo di lavorare, maturare artisticamente, anche personalmente e riuscire a fare a meno del consenso dei più e capire chi e come me riusciva a condividere una determinava visione sul lavoro svolto, un procedimento lungo durato degli anni e definibile in poche parole con "coerenza stilistica" o più generalmente e nel mio caso con il concetto di "approccio pittorico" dove colore sensibilità e sensibilità del segno assieme la superficie fanno il 50% del lavoro l'altro 50% è l'osare di applicare quel che è studio teorico con il primario obbiettivo di raggiungere una bellezza d'insieme senza preoccuparsi del giusto, in quanto tale, ma in quanto personale.

C'è da dire una cosa poi tutti possiamo fare delle tavole a fumetti con qualunque stile ci viene proposto, impegnarci e capire come si fa a replicare una tecnica,ma se da dentro vuoi raccontare qualcosa, come la racconteresti, in che forma è da questo che sono ripartito e di chi vorresti parlare ed è proprio cosi che gli urbansketch sono diventati le vignette delle mie tavole a fumetti.
_tommy

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